La Resistenza romana

Attivista politico e componente del Comitato Direttivo dell’Associazione Italia-URSS, Filiberto Sbardella nel 1943 fu tra gli esponenti più importanti della Resistenza romana nel movimento Bandiera Rossa* in cui figurava come partigiano militante e membro del Comitato di Redazione; componente del Comitato esecutivo del Movimento Comunista d’Italia, già Segretario della Camera del Lavoro romano durante la Guerra, con Antonino Poce, Raffaele De Luca, Orfeo Mucci, Francesco Cretara, Gabriele Pappalardo, Filiberto Sbardella giovane architetto arrivato da Milano attraverso il fratello Mario prese subito contatti con De Luca e strinse rapporti stretti con il gruppo di Salvatore Riso, Carlo Andreoni, Ezio Malatesta, giornalista del Giornale d’Italia. Nel 1944 è tra i militanti dirigenti della formazione partigiana di Armata Rossa che riunisce militanti di Bandiera Rossa, del PCI e dei senza partito, sotto il comando unificato comunista. Assieme a partigiani come il fratello Mario*, e poi Guerrino Sbardella, Otello Terzani, Carlo Lizzani, Celestino Avico, Unico Guidoni, Silverio Corvisieri, Giordano Amidani, Carla Capponi, Gloria e Felice Chilanti, Matteo Matteotti, Sandro Pertini, prosegue imperterrito nell’attività della resistenza romana, fino a giungere poi nel 1944 nell’Esecutivo del Comitato Provinciale dell’ANPI, alla direzione di Voce partigiana, e infine al tesseramento nel PCI.

*Bandiera Rossa: fu un partito politico nonché una brigata partigiana rivoluzionaria che operò durante la Resistenza nella zona di Roma. La denominazione ufficiale era Movimento Comunista d'Italia (MCd'I), ma fu universalmente conosciuto con il titolo del suo giornale, Bandiera Rossa, che ebbe ampia diffusione clandestina durante l'occupazione tedesca. Fu la più grande forza partigiana nella Roma occupata, con una base di circa tremila militanti, in massima parte dislocati nelle borgate della capitale. Fu anche quella che ebbe il maggior numero di caduti: più di 180, di cui più di 50 nell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Questa organizzazione non condivideva la linea del PCI, da esso considerata trotskista e per questo attivamente contrastata. Dopo la liberazione di Roma ci fu un rapido declino del MCd'I, che prima del 1950 cessò completamente di esistere. Fra il 1935 e il 1941 fu attivo a Roma un piccolo gruppo di antifascisti di idee comuniste: fra i suoi componenti vi erano Raffaele De Luca, Francesco Cretara, Orfeo Mucci, Pietro Battara, Ezio Villani, Libero Vallieri, Agostino Rasponi, Aladino Govoni, Anna-Maria Enriques. Progressivamente l'influenza di questo gruppo si estese, fino a creare cellule in alcune aziende e in alcune borgate. A questo punto si decise di creare un'organizzazione vera e propria, denominata Scintilla e dotata di un organo di stampa con lo stesso nome. Del periodico Scintilla uscirono, a quanto pare, due numeri, uno a giugno e uno a ottobre del 1942, entrambi scritti a mano e ciclostilati. Nel 1942 esso fu l'unica pubblicazione di orientamento comunista ad apparire a Roma. Il MCd'I fu fondato dopo la caduta del fascismo, nella seconda metà di agosto del 1943, partendo dal gruppo di Scintilla cui si erano aggregati dapprima piccoli nuclei di socialisti e di comunisti, ed al quale in seguito si aggregò un gruppo più consistente, organizzato dal vecchio militante comunista Antonino Poce. Altri gruppi che confluirono con Scintilla furono quelli capeggiati da Salvatore Riso, Ezio Lombardi, ed Ezio Malatesta, che pervenne al MCd'I per il tramite del giovane socialista Filiberto Sbardella. Del costituendo MCd'I entrò anche a far parte l'intellettuale Felice Chilanti, che divenne uno dei principali redattori del giornale omonimo. La  riunione fondativa si tenne nella seconda metà di agosto del 1943. Dopo l'occupazione tedesca di Roma, più precisamente nei primi giorni di ottobre, fu messo alla testa del movimento un comitato esecutivo composto da sedici membri: Matteo Matteotti, Aladino Govoni,  Giuseppe Palmidoro, Raffaele De Luca, Salvatore Riso, Filiberto Sbardella, Franco Bucciano, Ezio Lombardi, Francesco Cretara, Gabriele Pappalardo, Branko Bitler, Roberto Guzzo, Ezio Malatesta, Carlo Merli, Rolando Paolorossi e Gino Rossi. Il movimento si dotò di due comandi militari: il comando delle "bande esterne", da cui dipendevano vari gruppi partigiani nel Lazio, in Umbria e nel sud della Toscana, comando retto da Ezio Malatesta e Filiberto Sbardella; il comando delle "bande interne" che operavano nella città di Roma, retto da Aladino Govoni e Antonio Poce. Furono inoltre costituiti: un comitato per la stampa e la propaganda, un comitato assistenza e finanziamento, un comitato servizi tecnici, varie bande speciali, che operavano clandestinamente fra dipendenti dell'Anagrafe, postelegrafonici, vigili del fuoco, ferrovieri e altri pubblici impiegati, direttamente collegate all'Esecutivo. Il MCd'I svolse gran parte della sua opera di orientamento politico attraverso il suo giornale clandestino, Bandiera Rossa, che ebbe una notevole diffusione. Il movimento si dotò anche di un'organizzazione giovanile, denominata COBA, il cui statuto fu redatto dallo scrittore Guido Piovene. In tale organizzazione militò anche Gloria Chilanti, figlia adolescente di Felice, che nel dopoguerra pubblicò un diario della sua esperienza partigiana (…). Le condanne e le fucilazioni non fermarono l'attività partigiana di Bandiera Rossa che, molto intensa, con azioni armate e di sabotaggio, operò da gennaio 1944 per tutti i mesi successivi. Questa attività fu però seguita da una nuova ondata di arresti: furono catturati fra molti altri Aladino Govoni,   Ezio Lombardi, Uccio Pisino, e Unico Guidoni. Alla fine di gennaio Poce e Sbardella si fecero promotori della costituzione di un nuovo gruppo armato, denominato Armata Rossa che aveva come scopo dichiarato l'unificazione di tutti i comunisti in un'unica forza militare che avrebbe dovuto lottare assieme agli Alleati. Nei primi mesi del 1944 Armata Rossa divenne una delle più importanti forze della Resistenza romana, contando 424 partigiani durante il periodo della lotta clandestina. L'appello fondativo dell'Armata Rossa puntava all'unità fra il MCd'I, il PCI e il gruppo dei cattolici comunisti.  Nell'eccidio delle Fosse Ardeatine, perpetrato dai nazifascisti il 24 marzo come rappresaglia per l'attentato di via Rasella, fu trucidato un gran numero di esponenti di Bandiera Rossa, il “sarto” Filiberto Sbardella provò a scrivere una lettera a Eugen Dollmann, ma servì a ben poco: fra le vittime vi erano Aladino Govoni, Ezio Lombardi, Eusebio Troiani, Antonio Spunticchia, Giulio Roncacci, Armando Ottaviani, Nicola Stame, Unico Guidoni e Uccio Pisino. Raffaele De Luca, prigioniero dei tedeschi al momento dell'eccidio, si salvò in quanto una guardia carceraria a lui favorevole lo dichiarò troppo malato per essere trasportato al luogo dell'esecuzione. Il 4 giugno 1944 Roma venne liberata senza alcuna insurrezione. Tuttavia in alcune zone della capitale vi furono limitati scontri fra gli Alleati e i tedeschi in ritirata, cui parteciparono anche partigiani di Bandiera Rossa (…). Secondo Corvisieri l'inasprimento dei rapporti tra PCI e Bandiera Rossa raggiunse la punta massima nel mese di aprile. A quel punto Poce e Sbardella si dissero favorevoli alla dissoluzione e si limitarono a chiedere tempo fino al prossimo congresso del MCd'I, in cui si sarebbe deciso del rapporto del movimento con il PCI. Di risposta Raffaele De Luca e Orfeo Mucci, dopo aver accusato Poce e Sbardella di aver capitolato troppo facilmente di fronte all'offensiva del PCI, tentarono un colpo di mano, dichiarando l'espulsione degli stessi Poce e Sbardella dal MCd'I: questi ultimi non accettarono e rivendicarono invece la guida esclusiva del movimento. Si ebbero in questo modo due leadership rivali, ognuna delle quali diramò un proprio bollettino interno con il quale decretava l'espulsione dell'altra. Il nuovo deflusso di militanti fu fatale per l'organizzazione romana del MCd'I, che per la fine dell'estate del 1947 cessò di esistere. Successivamente, Filiberto Sbardella chiese la tessera del PCI, che ottenne qualche tempo dopo. Altri dirigenti passarono ad altri partiti di sinistra, come il PSI e il PSDI. (S. Corvisieri, Bandiera Rossa nella Resistenza Romana, Odradek, Roma, 2005; Sator, Il Comunismo in stato d’accusa ovvero circa i pretesi propositi machiavellici dei comunisti, Scintilla, Roma, giugno 1942)

*Mario Sbardella, partigiano tra i capi della resistenza romana nel movimento Bandiera Rossa, partecipò a diverse missioni e battaglie armate contro i nazifascisti, tra le più note vi è quella che lo vide protagonista alla fine del 1943 del recupero di 2 militari radiotelegrafisti inglesi (probabilmente legati alla Missione Law) sbarcati a Genova con un sottomarino, e da lui condotti in una località segreta. Catturato nel gennaio 1944 e detenuto nel carcere di Regina Coeli fino al 24 aprile 1944, fu deportato assieme ad altri prigionieri politici nel Campo di Concentramento di Dachau. Della sua liberazione si interessò anche papa Pio XII.

A Dachau giunse il 28 aprile 1944, dove fu marcato col numero di matricola 67262, al suo arrivo fu individuato come importante figura politica da Giovanni Melodia, che faceva parte dell'organizzazione clandestina International Prisoner Committee, impegnata, ove possibile a coordinare la resistenza dei prigionieri nel campo contro i nazisti, che in un documento lo definirono come l'esponente più interessante di un gruppo di antifascisti romani,nella quale si impegnò fino all'arrivo degli Alleati un anno dopo al campo con la liberazione dei deportati superstiti.

In seguito alla liberazione del campo da parte degli alleati americani, Mario Sbardella fa parte del Comitato di supporto ai prigionieri, che si occupava di collaborare alla evacuazione del campo stesso: attraverso la fondazione di un apposito "bollettino interno" sulle varie procedure da seguire (intitolato "Italiani in Dachau") di cui è direttore editoriale, distribuirà le necessarie indicazioni a tutti gli internati che prima di essere ricondotti nelle proprie città di origine, subiranno un periodo di quarantena a causa delle epidemie (tra cui il tifo) e le scarse condizioni igieniche in cui il campo riversava.

Alcune sue lettere e diversi numeri del bollettino "dal campo" sono custoditi presso la Fondazione Memoria della deportazione, nella Biblioteca archivio Aldo Ravelli.

 
 
 

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