FILIBERTO SBARDELLA TRA PITTURA, SCULTURA, MOSAICO E CINEMA

Sbardella (Palestrina, 30 ottobre 1909 – Roma, 28 dicembre 1983) nasce come pittore: già a 14 anni entra nello studio del maestro orientalista Gustavo Simoni, e poi di Tito Venturini Papari. Dopo aver vinto a Firenze il Primo premio al concorso di pittura l’acquerello, dal 1929 inizia ad esporre le sue prime mostre, collettive e personali a Roma, San Remo, Pesaro, Savona. Sposa Franca Mocchi (dalla quale ha un figlio, Giovanni) e si trasferisce a Milano. Partecipa alla VI e VII Triennale di Milano, e alla XX Biennale di Venezia. Realizza importanti opere musive nel Tempio dei Caduti a San Pellegrino Terme e nella Chiesa di Graffignana, si diploma all’Accademia di Brera, e collabora con la Scuola di arazzeria di Esino Lario, costruendo così un’attività frenetica e prolifica; subisce gli influssi di artisti come Sironi, Carrà, Guttuso, Modigliani, riuscendo a creare e mantenere un suo stile personale, apprezzato dal pubblico e dalla critica.

Tuttavia, nel 1943-44 l’attività artistica di Filiberto Sbardella vede una brusca interruzione. Il fratello Mario lo richiama a Roma per aderire alla lotta partigiana e Filiberto, giunto nella Capitale, diviene uno dei comandanti di Bandiera Rossa, famigerato movimento di liberazione nonchè la più grande forza partigiana nella Roma occupata. Negli anni successivi lo vediamo esporre in nuove mostre, una delle quali dedicata ai suoi compagni trucidati alle Fosse Ardeatine, e intitolata “24 marzo 1953”. Ma Filiberto è anche uomo di cultura, fonda e scrive su riviste come Tecnè, Movimento Nuovo e Voce Partigiana,  frequenta amici del calibro di Sandro Pertini, Renato Guttuso, Guido Piovene, Maurizio Lanza, Raul Ricciardi, Riccardo Freda, Giò Ponti, Marcello Gallian, Aligi Sassu, Mario Sironi, Piero Fornasetti, Gianpaolo Lazzaro, Carlo Pagani, Carlo Lizzani, Cesare Gatti, Giuseppe De Santis, Mario Nascimbene, Antonio Valente, Bruno Begnotti, con cui spesso collabora anche professionalmente. Nel 1954 è scenografo per il film Teodora Imperatrice di Bisanzio. Alcune opere e documenti dell'artista sono esposte e presenti presso il Museo del 900 di Milano, il Museo Sandro Pertini di Savona, gli archivi dell'Accademia di Brera a Milano, della Triennale di Milano, della Biennale di Venezia, delle Diocesi di Bergamo e Palestrina, delle Università di Pavia, e Tor Vergata di Roma.

LE MOSTRE PIU' IMPORTANTI:

1923 – Firenze - Mostra L’acquarello (collettiva: I premio)

1928 – Roma  - Galleria Angelelli (personale)

1929 – Roma – Palazzo dell’Augusteo – Mostra di Fiamma (personale inaugurata il 19 maggio)

1929 – Milano - Galleria Barbaroux e Gian Ferrari (personale)

1933 – Milano – Galleria Milano  (con G. Lazzaro,  mesi di aprile e maggio)

1933 – Garegnano – Certosa di Garegnano (personale, mesi di giugno e luglio)

1933 – Milano – Palazzo della Permanente - IV Mostra del Sindacato regionale Fascista delle Belle Arti (collettiva, dal 1 al 31.03)

1934 – Pesaro – Palazzo Reggiani - II Mostra Interprovinciale d’Arte Marchigiana (collettiva)

1934 – Milano - Mostra per la V Fiera del Libro Cattolico (collettiva)

1936 - Milano - Palazzo della Permanente - VII Mostra del Sindacato regionale Fascista delle Belle Arti 

1936 – Venezia – XX Biennale (collettiva)

1936 – Milano – VI Triennale (collettiva)

1936 – San Remo - Villa Comunale - I Mostra dei bozzetti di pittura e scultura (collettiva)

1939 – Milano - Mostra Sindacale (personale)

1939 – Milano - Galleria Gian Ferrari (con G. Lazzaro, mese di aprile)

1940 – Milano – VII Triennale (collettiva, dal 6 aprile al 9 giugno - Medaglia d’oro e I ° premio)

1941 – Milano - Galleria Gian Ferrari – Rassegna del bianco e nero (personale, mese di giugno)

1941 – Milano – Galleria Grande – Mostra del fiore (collettiva, nel mese di giugno)

1942 – Milano - Galleria Geri – Mostra arazzi della scuola di Esino Lario (collettiva, dal 9 al 24.05)

1950 – Roma - Circolo Gobetti (collettiva, mese di maggio)

1951 – Roma – VI Quadriennale (collettiva)

1953 – Roma - Ridotto dell’Eliseo – Mostra in occasione del “Convegno delle ragazze” (collettiva, mese di febbraio)

1953 – Roma - Galleria Il Pincio – Mostra “24 marzo 1953” (personale, mese di marzo)

1953 – Roma – Galleria Il Pincio (collettiva, mese di luglio)

1953 – Roma – Festa dell’Unità: Mostra “dell’al di qua” (collettiva, mese di ottobre)

1953 – Roma - Ass.ne Artistica internazionale via Margutta - I Mostra Sindacale Provinciale Romana (collettiva)

1954 – Venezia – XXVII Biennale (collettiva)

1955 – Roma - Galleria La Cassapanca (personale, mese di gennaio)

1957 – Milano - Galleria Schettini (personale, dal 7 al 21.11)

1973 - Parigi - Palais du Louvre - nella mostra "1928/1973 Domus: 45 ans d'architecture design art" (dal 31.05 al 23.09)

1998 - Milano - Biblioteca Nazionale Braidense - nella mostra "Ti saluto e vado in Abissinia" (dal 13.03 al 11.04)

2020 – Latina - Casa del Combattente - "Filiberto Sbardella, la terra è di chi la coltiva" (dal 22.02 al 01.03)

2020 – Latina - Museo della Terra Pontina - "Filiberto Sbardella, la terra è di chi la coltiva" (dal 22.02 al 30.11)

2020 - Viterbo - Circolo ARCI "Il Cosmonauta" - "Filiberto Sbardella, la terra è di chi la coltiva", nella 16° edizione Festival RESIST 2020 (mostra virtuale, dal 24.04 al 01.05)

2020 - Cervia - I Magazzini del Sale - nella III Edizione de "I MiIle di Sgarbi" (collettiva, dal 03.07 al 12.07) 

2020 - Latina - Museo della Terra Pontina, in mostra per l'evento "I Borghi al Centro" (il 18.09)

2020 - Latina  - Museo della Terra Pontina, in mostra per l'evento "Giornate Europee del Patrimonio" (il 27.09)

2021 - Guidonia Montecelio - Piazza G. Matteotti - "Filiberto Sbardella, la terra è di chi la coltiva. 25 Aprile" (25.04)

2021 - Palestrina - Sala Borghesani - "Filiberto Sbardella, la terra è di chi la coltiva - Ritorno  a Palestrina" (dal 13 al 18.07)

2022 - Palestrina - Biblioteca Istituto E. Luzzatti - "Exhibit: il 900 di Filiberto Sbardella" (dal 19.02 al 11.05)

 

LA RESISTENZA ROMANA

Attivista politico e componente del Comitato Direttivo dell’Associazione Italia-URSS, Filiberto Sbardella nel 1943 fu tra gli esponenti più importanti della Resistenza romana nel movimento Bandiera Rossa in cui figurava come partigiano militante e membro del Comitato di Redazione; componente del Comitato esecutivo del Movimento Comunista d’Italia, già Segretario della Camera del Lavoro romano durante la Guerra, con Antonino Poce, Raffaele De Luca, Orfeo Mucci, Francesco Cretara, Gabriele Pappalardo, Filiberto Sbardella giovane architetto arrivato da Milano attraverso il fratello Mario prese subito contatti con De Luca e strinse rapporti stretti con il gruppo di Salvatore Riso, Carlo Andreoni, Ezio Malatesta, giornalista del Giornale d’Italia. Nel 1944 è tra i militanti dirigenti della formazione partigiana di Armata Rossa che riunisce militanti di Bandiera Rossa, del PCI e dei senza partito, sotto il comando unificato comunista. Assieme a partigiani come il fratello Mario*, e poi Guerrino Sbardella, Otello Terzani, Carlo Lizzani, Celestino Avico, Unico Guidoni, Silverio Corvisieri, Giordano Amidani, Carla Capponi, Gloria e Felice Chilanti, Matteo Matteotti, Sandro Pertini, prosegue imperterrito nell’attività della resistenza romana, fino a giungere poi nel 1944 nell’Esecutivo del Comitato Provinciale dell’ANPI, alla direzione di Voce partigiana, e infine al tesseramento nel PCI. Bandiera Rossa: fu un partito politico nonché una brigata partigiana rivoluzionaria che operò durante la Resistenza nella zona di Roma. La denominazione ufficiale era Movimento Comunista d'Italia (MCd'I), ma fu universalmente conosciuto con il titolo del suo giornale, Bandiera Rossa, che ebbe ampia diffusione clandestina durante l'occupazione tedesca. Fu la più grande forza partigiana nella Roma occupata, con una base di circa tremila militanti, in massima parte dislocati nelle borgate della capitale. Fu anche quella che ebbe il maggior numero di caduti: più di 180, di cui più di 50 nell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Questa organizzazione non condivideva la linea del PCI, da esso considerata trotskista e per questo attivamente contrastata. Dopo la liberazione di Roma ci fu un rapido declino del MCd'I, che prima del 1950 cessò completamente di esistere. Fra il 1935 e il 1941 fu attivo a Roma un piccolo gruppo di antifascisti di idee comuniste: fra i suoi componenti vi erano Raffaele De Luca, Francesco Cretara, Orfeo Mucci, Pietro Battara, Ezio Villani, Libero Vallieri, Agostino Rasponi, Aladino Govoni, Anna-Maria Enriques. Progressivamente l'influenza di questo gruppo si estese, fino a creare cellule in alcune aziende e in alcune borgate. A questo punto si decise di creare un'organizzazione vera e propria, denominata Scintilla e dotata di un organo di stampa con lo stesso nome. Del periodico Scintilla uscirono, a quanto pare, due numeri, uno a giugno e uno a ottobre del 1942, entrambi scritti a mano e ciclostilati. Nel 1942 esso fu l'unica pubblicazione di orientamento comunista ad apparire a Roma. Il MCd'I fu fondato dopo la caduta del fascismo, nella seconda metà di agosto del 1943, partendo dal gruppo di Scintilla cui si erano aggregati dapprima piccoli nuclei di socialisti e di comunisti, ed al quale in seguito si aggregò un gruppo più consistente, organizzato dal vecchio militante comunista Antonino Poce. Altri gruppi che confluirono con Scintilla furono quelli capeggiati da Salvatore Riso, Ezio Lombardi, ed Ezio Malatesta, che pervenne al MCd'I per il tramite del giovane socialista Filiberto Sbardella. Del costituendo MCd'I entrò anche a far parte l'intellettuale Felice Chilanti, che divenne uno dei principali redattori del giornale omonimo. La  riunione fondativa si tenne nella seconda metà di agosto del 1943. Dopo l'occupazione tedesca di Roma, più precisamente nei primi giorni di ottobre, fu messo alla testa del movimento un comitato esecutivo composto da sedici membri: Matteo Matteotti, Aladino Govoni,  Giuseppe Palmidoro, Raffaele De Luca, Salvatore Riso, Filiberto Sbardella, Franco Bucciano, Ezio Lombardi, Francesco Cretara, Gabriele Pappalardo, Branko Bitler, Roberto Guzzo, Ezio Malatesta, Carlo Merli, Rolando Paolorossi e Gino Rossi. Il movimento si dotò di due comandi militari: il comando delle "bande esterne", da cui dipendevano vari gruppi partigiani nel Lazio, in Umbria e nel sud della Toscana, comando retto da Ezio Malatesta e Filiberto Sbardella; il comando delle "bande interne" che operavano nella città di Roma, retto da Aladino Govoni e Antonio Poce. Furono inoltre costituiti: un comitato per la stampa e la propaganda, un comitato assistenza e finanziamento, un comitato servizi tecnici, varie bande speciali, che operavano clandestinamente fra dipendenti dell'Anagrafe, postelegrafonici, vigili del fuoco, ferrovieri e altri pubblici impiegati, direttamente collegate all'Esecutivo. Il MCd'I svolse gran parte della sua opera di orientamento politico attraverso il suo giornale clandestino, Bandiera Rossa, che ebbe una notevole diffusione. Il movimento si dotò anche di un'organizzazione giovanile, denominata COBA, il cui statuto fu redatto dallo scrittore Guido Piovene. In tale organizzazione militò anche Gloria Chilanti, figlia adolescente di Felice, che nel dopoguerra pubblicò un diario della sua esperienza partigiana (…). Le condanne e le fucilazioni non fermarono l'attività partigiana di Bandiera Rossa che, molto intensa, con azioni armate e di sabotaggio, operò da gennaio 1944 per tutti i mesi successivi. Questa attività fu però seguita da una nuova ondata di arresti: furono catturati fra molti altri Aladino Govoni,   Ezio Lombardi, Uccio Pisino, e Unico Guidoni. Alla fine di gennaio Poce e Sbardella si fecero promotori della costituzione di un nuovo gruppo armato, denominato Armata Rossa che aveva come scopo dichiarato l'unificazione di tutti i comunisti in un'unica forza militare che avrebbe dovuto lottare assieme agli Alleati. Nei primi mesi del 1944 Armata Rossa divenne una delle più importanti forze della Resistenza romana, contando 424 partigiani durante il periodo della lotta clandestina. L'appello fondativo dell'Armata Rossa puntava all'unità fra il MCd'I, il PCI e il gruppo dei cattolici comunisti.  Nell'eccidio delle Fosse Ardeatine, perpetrato dai nazifascisti il 24 marzo come rappresaglia per l'attentato di via Rasella, fu trucidato un gran numero di esponenti di Bandiera Rossa, il “sarto” Filiberto Sbardella provò a scrivere una lettera a Eugen Dollmann, ma servì a ben poco: fra le vittime vi erano Aladino Govoni, Ezio Lombardi, Eusebio Troiani, Antonio Spunticchia, Giulio Roncacci, Armando Ottaviani, Nicola Stame, Unico Guidoni e Uccio Pisino. Raffaele De Luca, prigioniero dei tedeschi al momento dell'eccidio, si salvò in quanto una guardia carceraria a lui favorevole lo dichiarò troppo malato per essere trasportato al luogo dell'esecuzione. Il 4 giugno 1944 Roma venne liberata senza alcuna insurrezione. Tuttavia in alcune zone della capitale vi furono limitati scontri fra gli Alleati e i tedeschi in ritirata, cui parteciparono anche partigiani di Bandiera Rossa (…). Secondo Corvisieri l'inasprimento dei rapporti tra PCI e Bandiera Rossa raggiunse la punta massima nel mese di aprile. A quel punto Poce e Sbardella si dissero favorevoli alla dissoluzione e si limitarono a chiedere tempo fino al prossimo congresso del MCd'I, in cui si sarebbe deciso del rapporto del movimento con il PCI. Di risposta Raffaele De Luca e Orfeo Mucci, dopo aver accusato Poce e Sbardella di aver capitolato troppo facilmente di fronte all'offensiva del PCI, tentarono un colpo di mano, dichiarando l'espulsione degli stessi Poce e Sbardella dal MCd'I: questi ultimi non accettarono e rivendicarono invece la guida esclusiva del movimento. Si ebbero in questo modo due leadership rivali, ognuna delle quali diramò un proprio bollettino interno con il quale decretava l'espulsione dell'altra. Il nuovo deflusso di militanti fu fatale per l'organizzazione romana del MCd'I, che per la fine dell'estate del 1947 cessò di esistere. Successivamente, Filiberto Sbardella chiese la tessera del PCI, che ottenne qualche tempo dopo. Altri dirigenti passarono ad altri partiti di sinistra, come il PSI e il PSDI. (S. Corvisieri, Bandiera Rossa nella Resistenza Romana, Odradek, Roma, 2005; Sator, Il Comunismo in stato d’accusa ovvero circa i pretesi propositi machiavellici dei comunisti, Scintilla, Roma, giugno 1942)

*Nota: Mario Sbardella, partigiano tra i capi della resistenza romana nel movimento Bandiera Rossa, partecipò a diverse missioni e battaglie armate contro i nazifascisti, tra le più note vi è quella che lo vide protagonista alla fine del 1943 del recupero di 2 militari radiotelegrafisti inglesi (probabilmente legati alla Missione Law) sbarcati a Genova con un sottomarino, e da lui condotti in una località segreta. Catturato nel gennaio 1944 e detenuto nel carcere di Regina Coeli fino al 24 aprile 1944, fu deportato assieme ad altri prigionieri politici nel Campo di Concentramento di Dachau. Della sua liberazione si interessò anche papa Pio XII.

A Dachau giunse il 28 aprile 1944, dove fu marcato col numero di matricola 67262, al suo arrivo fu individuato come importante figura politica da Giovanni Melodia, che faceva parte dell'organizzazione clandestina International Prisoner Committee, impegnata, ove possibile a coordinare la resistenza dei prigionieri nel campo contro i nazisti, che in un documento lo definirono come l'esponente più interessante di un gruppo di antifascisti romani,nella quale si impegnò fino all'arrivo degli Alleati un anno dopo al campo con la liberazione dei deportati superstiti.

In seguito alla liberazione del campo da parte degli alleati americani, Mario Sbardella fa parte del Comitato di supporto ai prigionieri, che si occupava di collaborare alla evacuazione del campo stesso: attraverso la fondazione di un apposito "bollettino interno" sulle varie procedure da seguire (intitolato "Italiani in Dachau") di cui è direttore editoriale, distribuirà le necessarie indicazioni a tutti gli internati che prima di essere ricondotti nelle proprie città di origine, subiranno un periodo di quarantena a causa delle epidemie (tra cui il tifo) e le scarse condizioni igieniche in cui il campo riversava.

Alcune sue lettere e diversi numeri del bollettino "dal campo" sono custoditi presso la Fondazione Memoria della deportazione, nella Biblioteca archivio Aldo Ravelli.

 

ARCHITETTURA

Architetto di indiscusso estro e talento, Filiberto Sbardella operò in maniera assidua come architetto a partire dagli anni 50. Avendo conseguito il titolo di Ingenuer a Ginevra, e poi la laurea in Architettura, lo vediamo lavorare in diversi ed importanti progetti, in via Val di Sole (con M. Lanza), e in via Cortina d’Ampezzo a Roma, elabora il progetto sperimentale di Casa-Uovo per la sua villa a Formello, partecipa con Sergio Musmeci, Emanuele Mongiovì, Luigi Scirocchi, Vittorio Ansaldo, Vinicio Brancaleoni, e Domenico Galli, al concorso per un monumento allo sbarco dei Mille da erigersi a Marsala. Negli anni 60 progetta e realizza villa Corbin e villa Fischer, a Castiglioncello, progetta una villa per il regista Giuseppe De Santis, la Scuola Sindacale CGIL a Galloro (Ariccia), e il Palazzo della Regione Marche a Pesaro, una villa per il dirigente politico Di Vittorio, presso Cerignola (FG), e la sede del PCI in via dei Frentani a Roma, la Clinica Estetica Fischer a Monte Mario, Roma; progetta e realizza casa Boccolini, ristruttura e arreda diverse sedi della compagnia aerea brasiliana VARIG, un palazzo per uffici in via Palestro sempre a Roma. Presenta il progetto urbanistico P.E.E.P. per il comprensorio Laurentino, e collabora con l’architetto A. Pasquali al progetto dello stabilimento e palazzo per Uffici Mercedes di Milano. Negli anni 70 collabora alla progettazione del piano regolatore di Sòfia (per il quale riceverà un riconoscimento ufficiale presso l’Ambasciata della Repubblica di Bulgaria di Roma), con Bruno Begnotti collabora alla progettazione del piano particolareggiato Comprensorio Colli d’Oro (Labaro, Roma), e alla proposta per la realizzazione di un Centro Direzionale Internazionale Città Futura a Marina Reale (Roma). Collabora al progetto esecutivo di un palazzo ristrutturato a Residence a Bordighera, e alla progettazione e arredamento di abitazioni private (tra cui casa Conforto, villa Cacciapuoti), e ristoranti. Menzionato nella mostra 1928/1973 Domus: 45 ans d’architecture, desings, art, tenutasi a Parigi, collabora poi alla ristrutturazione e progettazione di un palazzo per uffici in via della Frezza, a Roma. Collabora alla realizzazione dello Stabilimento e Salone espositivo Mercedes e Renault di Livorno, progetta e realizza l’impianto polisportivo per il Comune di Chianciano Terme. Collabora alla realizzazione della Casa di riposo per anziani nel Comune di Colleferro. Proseguirà con l’attività di architetto fino al 1983 (anno della morte) in collaborazione con la moglie Carla De Benedetti. Tra le varie pubblicazioni, ricordiamo quella dell’aprile 1984 della rivista dell’Ance L’industria delle costruzioni, con un articolo di Carlo Chiarini sul progetto e gli edifici realizzati in località Labaro a Roma.

 

GALLERIA FOTOGRAFICA:

 
La Convalescente
La Convalescente

Olio su tela - Museo del 900 Milano

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Nudo
Nudo

Disegno

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Volto femminile, 1942
Volto femminile, 1942

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La Convalescente
La Convalescente

Olio su tela - Museo del 900 Milano

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In questa prima mostra virtuale dedicata al maestro Sbardella, sono pubblicate alcune tra le sue opere pittoriche e musive più rappresentative.

Nelle gallerie sottostanti invece, sono presentati riferimenti relativi al suo impegno politico durante la Resistenza, e immagini e progetti della sua attività di Architetto.